La mostra multimediale ospita diversi reperti di alcuni spettacoli che il “Gruppo apparentemente di teatro” del liceo ha messo in scena fra il 1997 e il 2014 perlopiù in spazi atipici come corridoi, strade, palestre e carcere.
Gli oggetti sono accompagnati da altrettanti brevi video che, grazie a un montaggio incalzante ed evocativo costruito su filmati originali, fondono le fasi di laboratorio con le repliche dei singoli spettacoli.
I primi anni sono stati dedicati alla Commedia dell’Arte. Arlecchino, Pantalone, Brighella e Colombina e gli altri personaggi hanno insegnato che con il corpo parliamo e dobbiamo imparare la sua grammatica.
Su questa base, negli anni successivi gli spettacoli sono nati da semplici idee che combinandosi con esperienze culturali, civili, artistiche, scenografiche, drammaturgiche, musicali, coreografiche, cinematografiche e registiche hanno progressivamente trovato una forma scenica.
Dai labirinti del seminterrato e della città a Peter Pan; dalle Metamorfosi di Ovidio ai viaggi di un famoso inviato di guerra polacco; dal G8 di Genova alla Cina; dal Rwanda all’America Latina: queste sono alcune delle direzioni intraprese all’esplorazione di territori sconosciuti senza mappe.
Per chi è curioso, le schede di accompagnamento alla visita forniscono spunti su come sono nati gli spettacoli con stralci di testo, fogli di sala e brevi aneddoti significativi. Chi volesse saperne di più, chieda senza indugi.
Il laboratorio si teneva di solito il martedì dalle 14 alle 16 fra settembre e aprile e aveva una sola regola: la porta è sempre aperta per entrare e per uscire. Chi veniva, lo faceva perché aveva voglia di starci e di mettersi in gioco. Chi non era più interessato, poteva non tornare.
In un angolo delle sale di laboratorio c’era molto spesso chi teneva un diario di quello che succedeva, o faceva foto, o riprendeva con una videocamera. Se questa mostra è possibile, è in gran parte grazie a questi sguardi appartati.
Arlecchino in persona ci ha insegnato che il corpo parla prima e meglio delle parole.
Chi di trasgressione ferisce in quattro lingue rischia grosso.
Prima nel labirinto del seminterrato e poi fra i vicoli del centro storico.
Fornite a gruppi di studenti un luogo, storie e tempo. Poi lasciateli fare.
I fatti sono come li raccontano? Recitare davanti al padre di un ragazzo ucciso.
Chi decide, e come, se c’è un genocidio?
Come faccio a recitare se fatico a stare in equilibrio sui miei piedi?
Chi l'avrebbe mai detto: studenti in carcere a fare teatro.
Ragazzi cinesi in Italia a fare teatro con noi. Sfidarsi a colpi di pennello.
Di nuovo in carcere a distillare profumi.
Eh sì, tutto quello che facciamo è paradossale.
Conveniva nascondere che uno spettacolo non siamo riusciti a metterlo in scena?
Ce l’avevano chiesto tante volte. Alla fine lo abbiamo fatto: un musical.
Tre giorni naufrago in mare l'eroe greco. Come tanti che viaggiano oggi per mare. Se si salvano, capita di trovarne alcuni in carcere.