Conveniva nascondere che uno spettacolo non siamo riusciti a metterlo in scena?
Scelgo "Fahrenheit 451" quando non ho ancora fatto il corso in cui Armellini ci racconta che se c’è un romanzo che nella sua esperienza i ragazzi non amano è proprio quello. Il percorso sul romanzo di Bradbury è stato arricchito con altri testi e film. Ne traggo anche una drammaturgia che però non andrà mai in scena perché al laboratorio resto senza studenti nel rispetto della regola che la porta è sempre aperta per entrare e per uscire. Non ho più dimenticata la perentorietà accorata del suggerimento di uno studente nel questionario di quell’anno: “Prof, non faccia più vedere Centochiodi di Olmi ai suoi studenti”.
a.s. 2007/2008 –Gruppo apparentemente di teatro
Da Fahrenheit a Centochiodi
Drammaturgia 5
Ingresso del pubblico
Ingresso del pubblico da dietro le scene attraverso gli archi all’interno dei quali sono seduti di fronte agli specchi gli attori che si stanno preparando allo spettacolo come se fossero nei camerini: alcuni addentano una mela, altri imitano le azioni dei viaggiatori sulla metropolitana sospesa del film di Truffaut che sono i seguenti (le azioni potrebbero essere dette da una voce fuori campo):
Gli spettatori vengono accolti da altri attori che uno a uno stringono la mano ma in modo fiacco e sfuggevole. Gli spettatori devono passare tra le schiene degli attori costretti quasi a sfiorarle. Gli attori fingono di non avvedersi di questo transito. Poi si trovano sulla scena dove uno o più attori stanno facendo l’azione di tentare inutilmente di spostare la sabbia da un punto all’altro della sala utilizzando un setaccio.
Quando tutto il pubblico è entrato e seduto, comincia il prologo fatto a due o quattro persone.
Prologo
Prologo 1: Verrà qualcuno oggi?
Prologo 2: Speriamo.
Prologo 1: Basterebbero anche pochi.
Prologo 2: Ma buoni vè.
Prologo 1: Va bene anche scarsi.
Prologo 2: Altrimenti proviamo il testo.
Prologo 1: Va bene, così vediamo se funziona.
Prologo 2: Eh sì, se non lo provi come fai a capirlo.
Prologo 1: Bisogna provarlo.
Prologo 2: Bè intanto che aspettiamo proviamolo.
Prologo 1: Buona idea. Allora quando arriva il pubblico entriamo in scena e salutiamo così: [enfatico] Buongiorno e ben arrivati.
Prologo 2: E io potrei dire: [Enfatico] Grazie di essere venuti a vedere il nostro spettacolo.
Prologo 1: Speriamo che siate comodi, anche se lo spazio è un po’ stretto. Dunque, la storia che metteremo in scena è ambientata nel futuro.
Prologo 2: Sì, ma è ambientata anche nel presente, potrebbe avvenire proprio oggi.
Prologo 1: In una certa città…
Prologo 2: in una certa città…
Prologo 1: le case non si incendiano più perché sono fatte di materiali ignifughi
Prologo 2: ghigni funghì? Funghi!
Prologo 1 Ma no! I – gni – fu – ghi!
Prologo 2: Ah, ho capito: gni – gni – fu – ghi! Come i profughi?
Prologo 1: IGNIFUGHI! Vuol dire che non bruciano.
Prologo 2: Ahhhh, ma lo sapevo.
Prologo 1: Il protagonista si chiama Montag
Prologo 2: Ma potremmo chiamarlo anche Cristo.
Prologo 1: No, no lui si chiama Montag. Guy Montag
Prologo 2: Sì sì come dire Cristo, Gesù Cristo.
Prologo 1: Andiamo avanti?
Prologo 2: Andiamo avanti.
Scena 1
Luce blu
Durante la scena precedente i personaggi di trasformano come segue: diventano studenti con infilati nelle dita cappucci di pennarello o qualcosa di simile a rappresentare unghie lunghissime. Hanno tutti cuffie nelle orecchie a volume altissimo (il pubblico deve percepirne il ronzio) Qualcuno tra le dita tiene una o più sigarette vere o finte e anelli ecc.. L’abbigliamento potrebbe essere con pantaloni molto larghi e lunghi tenuti molto bassi in vita con la felpa a tentare vanamente nascondere le mutande, scarpe enormi e slacciate: insomma devono trasmettere al pubblico la sensazione che i loro corpi siano dei manichini finalizzati a reggere i vestiti. Le maniche delle felpe sono molto lunghe e nascondono buona parte delle mani.
In queste condizioni gli studenti provano a lavorare delle sfere di argilla che portano con sé o saranno già in scena (questa azione deve essere abbastanza lunga). Qualcuno potrebbe invece curarsi e dipingersi le unghie, un altro assopirsi, ecc. A un certo punto il professorino fa sentire la sua voce scandita, ma un po’ stanca e urlata fuori campo e un po’ fuori luogo.
professorino: Ma prima di lasciarci voglio congedarmi da voi con un pensiero di Karl Jaspers, uno dei fondatori dell’esistenzialismo: “Viviamo in un’epoca in cui ogni spiritualità si converte in profitto. Tutto viene fatto in vista di un guadagno. Un’epoca in cui la vita stessa è una mascherata. E la felicità del vivere è falsa come l’arte che la esprime. In una simile epoca di una perduta genuinità è forse la follia la soluzione per la nostra esistenza?”
Scena 2
Luce rossa
Gli studenti improvvisamente si liberano le mani da unghie finte, anelli ecc. via felpe, pantaloni scarpe. Diventano subito molto attivi ed energici. Cominciano a tirarsi i piatti sussurrandosi come messaggi segreti le citazioni da Fahrenheit.
Citazioni
Riempiti gli occhi di meraviglie,
vivi come se dovessi cadere morto fra dieci secondi!
Guarda il mondo:
è più fantastico di qualunque sogno...
Ma questa è la cosa meravigliosa dell'uomo:
che non si scoraggia mai, l'uomo,
non si disgusta mai fino al punto di rinunciare a rifar tutto da capo,
perché sa, l'uomo, quanto tutto ciò sia importante
e quanto valga la pena di essere fatto
Ma non puoi obbligare la gente ad ascoltare, se non vuole
La cosa più importante che abbiamo dovuto piantarci duramente in testa fu che noi
non contavamo, non eravamo importanti,
non dovevamo considerarci dei maestri:
non dovevamo sentirci superiori a nessuno al mondo.
"Non possiamo dire in quale preciso momento nasca l'amicizia.
Come nel riempire una caraffa a goccia a goccia,
c'è finalmente una stilla che la fa traboccare,
così in una serie di atti gentili
ce n'è infine uno che fa traboccare il cuore."
Ognuno deve lasciarsi qualche cosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno:
un bimbo
o un libro
o un quadro
o una casa
o un muro eretto con le proprie mani
o un paio di scarpe cucite da noi.
O un giardino piantato col nostro sudore.
Qualche cosa insomma che la nostra mano abbia toccato
in modo che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo,
e quando la gente guarderà l'albero o il fiore che abbiamo piantato,
noi saremo là.
[...]
Stiamo raccogliendo i nomi di tutte le persone che hanno partecipato a questo spettacolo. A breve li inseriremo. Chi sa di aver partecipato, può aiutarci compilando questo modulo. Se qualcuno non vedesse comparire il proprio nome o quello di altre persone, può segnalarcelo con un messaggio a sottoildavinci@gmail.com