TRENTO // LICEO SCIENTIFICO LEONARDO DA VINCI // DAL 18.5 AL 9.6.2026 // INGRESSO LIBERO E GRATUITO

Reperto #10

Mani di cartapesta

2005/2006

Laboratorio / spettacolo: Teatro da cella - Puzzo e odore di sogno

Di nuovo in carcere a distillare profumi.

ESTRATTO DA DOCUMENTO ORIGINALE

Foglio di sala

Casa Circondariale di Trento
19 maggio 2006, ore 15.00 e ore 16.00

Fra febbraio e maggio nel carcere di Trento una decina di giovani detenuti e alcuni studenti del Liceo Leonardo da Vinci si sono incontrati a cadenza settimanale nelle aule dell’area trattamentale del carcere di Trento per svolgere un laboratorio teatrale.

Odori e profumi sono stati il tema principale dell’attività con uno specifico laboratorio di estrazione e percezione di essenze profumate. Odori e profumi sono stati anche l’oggetto della drammaturgia il cui risultato è una libera riduzione scenica di due passi letterari: Il puzzo è tratto dall’esordio del romanzo Il profumo di Patrick Süskind e L’odore di sogno dal racconto L’uomo che fiutava il futuro di Gabriele Romagnoli. Nel corso e al termine della breve dimostrazione di lavoro il pubblico, costituito dai detenuti del carcere, assisterà alla estrazione di essenza profumata da fiori ed altro materiale vegetale e parteciperà a una prova di percezione olfattiva di alcune essenze.

Il gruppo ha lavorato sull’espressione del corpo e della voce, ha costruito e dipinto grandi mani di cartapesta come oggetti di scena e ha seguito alcune lezioni sul linguaggio delle immagini in funzione di documentazione. La dimostrazione di lavoro si svolgerà nella chiesa del carcere.

Per quanto consentito dalle condizioni operative, i componenti del gruppo hanno condiviso in modo paritario ogni momento dell’attività senza distinzioni di ruoli o di funzioni. Hanno partecipato persone provenienti da Marocco, Tunisia, Bosnia, Palestina e Italia e questa base multietnica ha particolarmente arricchito il percorso con spunti linguistici, culturali, sociali e storici. Per ragioni legate alla loro vicenda giudiziaria, non tutti i detenuti possono partecipare all’evento, ma resta traccia del loro apporto al percorso.

Chi ha progettato e curato questo laboratorio ritiene che si sia trattato di una piccola ma significativa occasione di incontro e di arricchimento reciproco fra il carcere e il suo territorio ed esprime l’auspicio che si possano creare le condizioni per tenere aperto questo canale di comunicazione e di confronto che è nato grazie alla sensibilità e disponibilità di dirigenti ed educatori del carcere di Trento. Un ringraziamento particolare agli agenti di custodia e al cappellano del Carcere che hanno reso possibile e agevolato lo svolgimento del laboratorio.

Il laboratorio è stato svolto in forma di Corso del Fondo Sociale Europeo organizzato dai seguenti partner: Casa Circondariale di Trento, Atas onlus, Comune di Trento, Liceo Scientifico Leonardo da Vinci, Scuola del Carcere, Centro Audiovisivi della Provincia Autonoma di Trento.

Interpreti: Antonio, Ahmed, Sami, Hamadi, Emir, Mohamed, Davide.
Mauro Carlino, Francesca Correr, Elena Nardelli (studenti/esse liceo L. Da Vinci)

Hanno partecipato inoltre al laboratorio: Abderhammen, Giancarlo, Hichem, Kais, Adnan

Espressione corporea, drammaturgia e messa in scena: Amedeo Savoia
Laboratorio di cartapesta: Emilio Picone
Laboratorio di estrazione di essenze profumate: Gisella Aiardi
Laboratorio di linguaggio delle immagini e documentazione video: Diego Busacca
In collaborazione con Luisa Rapanà e Grazia Pevarello
Suoni di scena: Luciano Olzer

ESTRATTO DA DOCUMENTO ORIGINALE

Relazioni finali corso FSE

Corso FSE (Fondo Sociale Europeo) progetto 2005_b1.09.12

Titolo del corso: “Ability: creatività per l’orientamento lavorativo e la risocializzazione”

Ente gestore ATAS onlus di Trento


Relazione finale del docente: Amedeo Savoia

Attività realizzata: docenza dei moduli “Espressione del corpo e della voce”, “Narrare la propria storia”, Drammaturgia”, “Messa in scena e spettacolo

Il laboratorio “Espressione del corpo e della voce” ha preso le mosse dalla definizione del neutro d’attore e ha sviluppato le potenzialità gestuali del corpo e della voce attraverso forme grottesco imitative. Ad esempio è risultato molto efficace e divertente lavorare sull’imitazione delle camminate e sulla creazione di personaggi a partire da una selezione di espressione di ogni fascia corporea. Gli allievi sono stati molto disponibili e si sono messi in gioco anche su aspetti apparentemente imbarazzanti dell’espressione corporea. Ad esempio è stata superata la istintiva timidezza negli abbracci al punto che questo gesto è rimasto nella messa in scena finale. Sulla voce interessanti sono stati i progressi nei diversi parametri del suono in particolare sull’intensità in funzione rappresentativa. Con gli stranieri si è lavorato anche a livello di fonemi al punto che allievi con ampie difficoltà linguistiche sono riusciti nella rappresentazione finale ad esprimersi in un italiano comprensibile al pubblico.

Il modulo “Narrare la propria storia” è stato complementare a quello sui profumi nel senso che a partire dalle percezioni olfattive sperimentate direttamente gli allievi hanno cercato di esprimere idee e sensazioni soprattutto ricavandoli dalla propria storia personale. Anche questi aspetti sono poi stati recuperati nella messa in scena: ad esempio, l’essenza della menta ha ricondotto alcuni a sentirne un’idea di libertà e questo ha fornito lo spunto per la conclusione della dimostrazione di lavoro finale.

L’attività di drammaturgia ha perso spunto da due passi letterari per rielaborarli in una chiave molto libera e funzionalizzarli a quanto emerso nel modulo precedente. I passi letterari sono tratti dall’esordio del romanzo Il profumo di Patrick Süskind e dal racconto L’uomo che fiutava il futuro di Gabriele Romagnoli. Tali passi sono risultati particolarmente efficaci soprattutto pensando al pubblico al quale si sarebbero rivolti, e cioè i detenuti della Casa Circondariale di Trento. L’ipotesi drammaturgia di fondo è stata di partire dal puzzo per arrivare all’odore di sogno, cioè l’odore di libertà. In particolare è stato interessante il coinvolgimento degli allievi sul finale rispetto alla opportunità di esprimere o lasciare in sospeso il riferimento alla libertà.

La messa in scena è consistita nel mettere nello spazio, la chiesa del carcere, con i necessari aggiustamenti e in una forma accettabile ed efficace il lavoro drammaturgico realizzato. Qui sarebbe stato importante avere a disposizione più tempo per familiarizzare con quello spazio. A questo punto del lavoro, come capita spesso in questo genere di attività, è stato importante consolidare la convinzione degli allievi nella prospettiva della rappresentazione. Si tenga conto che non è facile, per persone timide al punto che all’inizio dell’attività faticavano addirittura ad aprire bocca nell’ambito chiuso del laboratorio, presentarsi per due volte davanti a un pubblico costituito dai compagni di carcere. La soddisfazione di esserci riusciti è stata tangibile nella gioia manifestata da tutti gli allievi al termine della dimostrazione di lavoro del 19 maggio 2006. Per la messa in scena l’elemento chiave è stato quello di prevedere nell’ambito della dimostrazione alcune prove di percezione olfattiva per il pubblico, che ha apprezzato e si è sentito coinvolto come ha dimostrato nello slancio con il quale ha aderito alla nostra proposta di fare ulteriori “assaggi” al termine della manifestazione. Si è creata una buona relazione fra pubblico e laboratorio teatrale.

Un’ultima considerazione sulla presenza di alcuni studenti del Liceo L. da Vinci nel corso del laboratorio. L’elemento di parità fra i due gruppi ha dato davvero ossigeno all’iniziativa nel senso proprio dell’umanità della relazione. La cordialità e la commozione del saluto fra studenti, detenuti e docenti al termine del corso resterà indelebile per tutti. È stata inoltre fondamentale la collaborazione con le maestre del carcere che ci hanno seguito e consigliato lungo tutto il corso delle attività.


Relazione finale del docente: Emilio Picone

Attività realizzata:

docenza del modulo “laboratorio di cartapesta”

codocenza dei moduli “tecniche del linguaggio video per la documentazione”, “estrazione di essenze profumate” e di “messa in scena e spettacolo”.

Nel corso del laboratorio di cartapesta i corsisti hanno realizzato oggetti in cartapesta da utilizzare nell’ambito della messa in scena. In particolare sono state prodotte mani di cartapesta indossabili dagli attori. Tali manufatti riproducevano aspetti particolari della gestualità espressa in termini deformati e grotteschi. Le mani sono state rivestite di garza di Venezia per una migliore tenuta e manovrabilità e successivamente sono state decorate con colori acrilici a motivi di fantasia elaborati dai corsisti, che in qualche caso si sono rifatti alla loro cultura di provenienza. A partire dal tema dell’olfatto sono state realizzate delle maschere con nasi particolarmente pronunciati da utilizzare in funzione scenografica. I corsisti hanno seguito con particolare attenzione e interesse le attività con un riscontro operativo molto concreto.

Tale valutazione vale anche per le attività di cadenza nella pratica della ripresa video e nella estrazione di essenze profumate prodotte con un apposito alambicco.


Partecipanti

Stiamo raccogliendo i nomi di tutte le persone che hanno partecipato a questo spettacolo. A breve li inseriremo. Chi sa di aver partecipato, può aiutarci compilando questo modulo. Se qualcuno non vedesse comparire il proprio nome o quello di altre persone, può segnalarcelo con un messaggio a sottoildavinci@gmail.com