TRENTO // LICEO SCIENTIFICO LEONARDO DA VINCI // DAL 18.5 AL 9.6.2026 // INGRESSO LIBERO E GRATUITO

Reperto #5

Teste di cartapesta

2002/2003

Laboratorio / spettacolo: Alle fonti - Dal G8 di Genova 2001

I fatti sono come li raccontano? Recitare davanti al padre di un ragazzo ucciso.

ESTRATTO DA DOCUMENTO ORIGINALE

Foglio di sala

Alle fonti. Studio per immagini, suoni e parole dal G8 di Genova 2001

Liceo Leonardo da Vinci - Trento, via Giusti 1/1

Guastalla RE Lido Po lunedì 2 giugno 2003 ore 21.30


Come possiamo maturare un'autonoma opinione sui fatti che avvengono nella società a partire dal quadro informativo fornito dai mezzi di comunicazione di massa? Non capita forse che quanto più certi eventi sono amplificati dai media, tanto più subiscono una deformazione?

Alle fonti intende proporsi come una riflessione sul rapporto fra mondo dell'informazione e democrazia.

Come campo di prova si è preso un evento cruciale nella storia, soprattutto italiana, degli ultimi anni: il G8 di Genova. Che cosa è successo in quei giorni di luglio 2001 e quale memoria ne hanno conservato i partecipanti e gli osservatori esterni?

Muovendo dai ricordi individuali di quei giorni, spesso lontani dall'evento in questione, di circa duecento studenti è partito un lavoro di ricerca e raccolta di testimonianze che ha coinvolto alcune classi del liceo oltre al gruppo teatrale.

Dopo essere stato presentato il 5 e 6 febbraio a Trento per il festival di letteratura migrante Il gioco degli specchi; il 10 marzo, con alcune scene recitate in inglese, nell'ambito di un progetto Unesco; il 12 aprile nell'ambito della Festa dell'Arte e della creatività studentesca del nostro istituto; e l'11 maggio a Dro TN presso la centrale di Fies nella Maratona degli artisti trentini in favore di Emergency e di Amref nell’ambito della rassegna No tu no, l'esito spettacolare di questa ricerca prende ora una quinta forma scenica a Lido Po di Guastalla RE per la rassegna Libera l'informazione alla presenza di Giuliano Giuliani.

Non è facile ricostruire l'elenco delle fonti utilizzate ma vogliamo citare e ringraziare Fausto Paravidino, Raul Montanari e Adriano Sofri ai cui testi abbiamo liberamente attinto.

Adriano Sofri: "Quel coraggio della non violenza", La Repubblica, 19 luglio 2001

Una delle fonti dello spettacolo: e se ci scappasse il morto?

Chissà da dove viene quel modo di dire: ci scappa il morto. Scappano i vivi, il morto resta lì. A Genova, la questione della violenza è complicata fin dal lessico, perché le parti sembrano usare parole impegnative come violenza e non-violenza in un modo un po’ avventato. A costo di una brutalità, preferisco chiedere: e se ci scappasse il morto? Sapete infatti che per un movimento - e non c’è dubbio che questo sui diritti globali è un movimento nuovo e vasto - il morto segna un vero spartiacque fra il prima e il dopo.

Il morto ci può scappare, e può essere un manifestante, un poliziotto, o uno che passava di là. Uno di cui si saprà il nome, e quel nome peserà.

da A. Savoia, "Scuola e maionese", inedito

Il cadavere squisito

L’anno successivo facciamo uno spettacolo sui fatti del G8 di Genova in parte costruito sulla drammaturgia di un ancora giovanissimo Fausto Paravidino che ci fa conoscere e invita allo spettacolo Maria Rosa Mura del Gioco degli Specchi. Lo replichiamo numerose volte nel seminterrato del liceo in cui abbiamo ricavato fra colonne e pilastri una sala teatrale e un laboratorio artistico. Con una ripresa anche l’anno successivo, alla fine saranno diciotto le repliche.

Durante la torrida e secca estate del 2003 ci invitano a fare lo spettacolo nella golena del Po vicino a Guastalla. Dobbiamo fare mille adattamenti perché è pensato per i nostri sotterranei. Ci tocca anche l’unica bufera di tutta l’estate, ma in qualche modo lo portiamo a termine.

Fra il pubblico c’è il padre di Carlo Giuliani, il ragazzo ucciso durante la manifestazione. Ci saluta, si congratula, o almeno così ci sembra, e si intrattiene con noi. Andremo avanti a discutere fino alle tre di notte perché c’è una cosa che non lo convince nel nostro spettacolo: il dialogo immaginario postumo fra suo figlio Carlo e Mario Placanica, il giovane carabiniere che gli ha sparato.

Nella rappresentazione i due ragazzi sono seduti a terra di spalle a un paio di metri di distanza ciascuno davanti a un telo da retroproiezione sul quale vengono proiettate gocce rosse prodotte facendo cadere su lavagne luminose con un contagocce un liquido che simula il sangue. Facciamo vari esperimenti per trovare il liquido giusto. Lo individua infine in laboratorio di scienze la nostra collega Gisella.

Il dialogo è a battuta e risposta. Una sorta di contrasto come si direbbe in letteratura. Il pubblico lo sente come uno dei passaggi emotivamente più intensi dello spettacolo.

Il padre di Carlo invece non è convinto. Ce l’ha, comprensibilmente dal suo punto di vista, con Mario Placanica. Dice che non li ha mai contattati. Non si è mai scusato. Allora non la conoscevo, ma oggi direi che sarebbe utile un percorso di giustizia riparativa. Precisa che Mario non merita il ruolo paritetico che gli abbiamo concesso nel dialogo con il figlio. Provo a dire che, se i due giovani si sono trovati in quel frangente ed è successo quello che è successo, è per colpa di “adulti” che hanno creato quelle condizioni. E poi volevo vedere cosa producevano i miei studenti calandosi nei panni di entrambi i ragazzi senza impalcature ideologiche. Secondo me, al di là delle oggettive responsabilità personali di ciascuno e che non spetta a noi indagare, ce ne sono di superiori e riguardano gli adulti di potere. E lì ci pare che siano evidenti. Non ho molti ricordi di quella lunga discussione. Di certo un giovane è morto e l’altro ha avuto la vita compromessa. E a un quarto di secolo da quei fatti, si leggono ancora strascichi sconcertanti.

La famiglia di Carlo Giuliani, in particolare il padre Giuliano, organizza a Genova eventi artistici e culturali soprattutto in occasione dell'anniversario della morte. È probabile che quella sera sia lì per verificare il nostro lavoro. Magari non è all’altezza. Sta di fatto che non ci invita. Non l’ho più risentito, ma allora con Emilio pensiamo che dipenda da quella scena. Che però ha mosso molto il cuore degli spettatori. E in generale lo spettacolo ha trovato conferme negli esiti giudiziari successivi. Soprattutto sulla Diaz.

Ma come nasce quella controversa scena?

Avevo conosciuto il poeta Edoardo Sanguineti e lo avevo invitato a tenere alcuni seminari.

Fra le altre cose Sanguineti vi descrive la tecnica di composizione poetica surrealista del cadavre esquis, il cadavere squisito. È una forma di scrittura collettiva. Il primo scrive una parola su un foglio, poi piega la riga corrispondente in modo che la parola resti nascosta sul retro; lo passa al secondo che scrive a sua volta senza sapere cosa abbia scritto il primo. Anche il secondo piega il foglio e passa al successivo che aggiunge al buio il suo testo, e così via. La tecnica originale richiede che si rispetti una sequenza sintattica concordata. Alla fine si srotola il foglio e ne risulta un testo su una pagina segnata da fitte pieghe orizzontali più o meno regolari che le conferiscono una forma spiraloide.

Quando immaginiamo di scrivere il dialogo di Carlo e Mario, applico questa tecnica con alcuni adattamenti. Divido gli studenti in due gruppi e li metto nelle nostre due sale. Ho una ventina di quotidiani di ogni orientamento politico che narrano le vicende del G8 con particolare attenzione alla morte di Carlo Giuliani. Li avevo comprati e raccolti a partire dai giorni dei fatti. Mescolo e divido anche quelli per numero e orientamento politico. Chiedo ai due gruppi di leggere i relativi articoli sia di cronaca sia di commento. Dopo aver dato ampio spazio a questa attività e aver chiarito qualche punto oscuro, chiedo a un gruppo di immaginare di essere Carlo che scrive una lettera a Mario, e al secondo di essere Mario che scrive una lettera a Carlo. Consegno al primo gruppo un foglio che inizia con “Caro Mario” e al secondo uno con “Caro Carlo”. I due gruppi operano all’insaputa l’uno dell’altro. Il primo del primo gruppo scrive una frase, poi piega il foglio e lo passa al secondo che scrive la sua senza sapere cosa ha scritto il primo e così via. Noi insegnanti controlliamo rigorosamente che tutto proceda in modo corretto. Nessuno deve sapere cosa scrivono i compagni. Al termine dell’attività, srotolando le spirali, abbiamo due lettere complete in cui le singole frasi dipendono dalla volontà dei singoli studenti, ma la successione è casuale.

A questo punto costruiamo il dialogo. La prima frase della lettera da Carlo a Mario diventa la prima battuta di Carlo. La prima di quella da Mario a Carlo diventa la prima battuta di Mario. E così via con la seconda, la terza, eccetera fino alla fine. Si compone in questo modo il dialogo. Lo leggiamo e, veramente con pochissimi aggiustamenti soprattutto per evitare ripetizioni, sembra funzionare. Nelle prove lo affiniamo ulteriormente per farlo correre.

Così, abbinata alla proiezione delle gocce di sangue, è nata la scena del dialogo fra Carlo e Mario che ha emozionato il pubblico e non ha convinto il padre di Carlo. Ma le singole frasi sono proprio quello che i singoli ragazzi volevano dire immedesimandosi nell’uno o nell’altro.

Qualche mese dopo, Emilio mi chiama al telefono. Mi chiede se ho visto il servizio televisivo sullo spettacolo di Fausto Paravidino dedicato ai fatti del G8.

“Ci ha preso l’idea delle mutande stese?”. Chi ricorda quei giorni, sa che Berlusconi aveva invitato i cittadini, per decoro, a non stendere il bucato alle finestre o sui balconi. Noi compriamo in una vecchia merceria uno stock di mutandone bianche a costine oversize e su ciascuna con lo spray scriviamo una sillaba. Durante lo spettacolo, gli attori mentre danzano e cantano tirano il filo e con le mollette appendono le mutande che alla fine compongono uno slogan. Quante prove per essere sicuri che non ci fossero errori nella sequenza delle lettere. “Ma dai! Poteva dircelo”.


Partecipanti

Stiamo raccogliendo i nomi di tutte le persone che hanno partecipato a questo spettacolo. A breve li inseriremo. Chi sa di aver partecipato, può aiutarci compilando questo modulo. Se qualcuno non vedesse comparire il proprio nome o quello di altre persone, può segnalarcelo con un messaggio a sottoildavinci@gmail.com