TRENTO // LICEO SCIENTIFICO LEONARDO DA VINCI // DAL 18.5 AL 9.6.2026 // INGRESSO LIBERO E GRATUITO

Reperto #7

Sculture di legno

2004/2005

Laboratorio / spettacolo: Sulle tracce dell'America Latina

Come faccio a recitare se fatico a stare in equilibrio sui miei piedi?

Introduzione

Lo spettacolo sull’America Latina parte da due idee.

La prima è che le materie prime di questo subcontinente sono spesso oggetto di sfruttamento. Il legno simboleggia le risorse naturali. Prendiamo contatto con la Forestale che ci fornisce alcuni tronchi di profumatissimo cirmolo e di altre piante. Con Emilio pensiamo di fare un laboratorio di scultura nel legno: compriamo sgorbie e mazzuole e via a incidere. Viene poi l’idea di scolpire nel cuore del tronco le lattine di zuppa Campbell di Andy Warhol come immagine del consumismo che dilapida le risorse della natura e ne escono due manufatti interessanti. La Forestale ce ne chiede uno da collocare in non so quale museo del Trentino. Ne abbiamo perso le tracce. L’altro è rimasto nel seminterrato. Anche se si è un po’ scrostato non ha perso il suo fascino.

La seconda idea riguarda l’equilibrio dei corpi. Pensiamo che se in scena una persona ha a che fare con un equilibrio instabile, le sue posture diventano autentiche e non artificiali: alle prese con lo stare in piedi, il corpo di chi recita diventa vero. Per questo introduciamo vari tipi di trampoli, posture rovesciate e roller. Aggiungendo movenze danzate il corpo risulta ancora più bello in scena.

ESTRATTO DA DOCUMENTO ORIGINALE

Annuario del Liceo, 2005

La descrizione del laboratorio

Il gruppo teatrale del Liceo ha organizzato quest’anno uno spettacolo teatrale sull’America Latina, che è stato presentato in una prima versione, sotto forma di anteprima, all’interno delle manifestazioni del Gioco degli Specchi, presso il teatro Cuminetti il 25 febbraio 2005, e poi nella versione definitiva presso il Teatro San Marco, il 13 maggio, all’interno delle manifestazioni sull’America Latina organizzate sulla città di Trento dal coordinamento di QuestAltroMondo.

Il lavoro dei ragazzi è cominciato anche quest’anno con un laboratorio intensivo residenziale, di tre giorni, nel novembre 2004, durante il quale gli studenti hanno incontrato esperti, letto documenti e seguito attività specifiche sull’espressione vocale, corporea e artistica. Ha preso il via in seguito, durante una serie di appuntamenti settimanali che hanno coinvolto una cinquantina di ragazzi per tutto l’anno scolastico, l’opera di trasformazione degli spunti ricevuti in azioni sceniche, secondo una poetica principalmente evocativa.

L’espressione corporea, alla quale si è prestata particolare attenzione, si è sviluppata soprattutto sulla base di situazioni in cui il corpo è fuori equilibrio.

Gli spunti sono stati tratti dal genocidio degli indigeni nel Guatemala degli anni Ottanta; dall’uccisione di Suor Dorothy Stang, impegnata nella salvaguardia dell’Amazzonia brasiliana; dal golpe in Cile del 1973, con un dialogo fra i golpisti e Salvador Allende che riprende le parole dell’ultimo messaggio lanciato dal Presidente prima della sua morte nel palazzo del Parlamento; dalle vicende del calciatore Diego Armando Maradona; dalle miniere di stagno della Bolivia, mettendo in scena il rapporto fra le condizioni di vita dei minatori e le lattine stagnate, simboli della cultura pop occidentale; dalla tragica vicenda dei desaparecidos gettati dagli aerei in Argentina; dalla guerra di poche ore fra Honduras e Salvador, e dall’assassinio, venticinque anni or sono, di Oscar Romero.

Gli studenti del gruppo di teatro hanno frequentato anche un laboratorio di scultura nel legno, uno di voce e gestualità corporea, un laboratorio video di documentazione e altri momenti di approfondimento sulla situazione sociale e politica dell’America Latina. Tutte attività organizzate con l’intenzione di offrire ai ragazzi la possibilità di cogliere la complessità storica, i drammi, le speranze, le utopie del continente sudamericano.

Lo spettacolo si è concluso con le ultime, intense, parole di Salvador Allende: “Sappiate che, più prima che poi, si apriranno di nuovo i grandi viali per i quali passerà l’uomo libero, per costruire una società migliore! Queste sono le mie ultime parole, e sono certo che il mio sacrificio non sarà invano”.

ESTRATTO DA DOCUMENTO ORIGINALE

Un impegnativo modulo di adesione al laboratorio

a.s. 2004/2005

Laboratorio teatrale

Sulle tracce dell’America Latina

Calendario attività di aprile - maggio

In vista della nostra partecipazione con una dimostrazione del nostro lavoro in programma venerdì 13 maggio 2005 con repliche alle ore 10.00, 15.00 e 17.30 presso il Teatro S. Marco del Centro Servizi culturali S. Chiara di Trento, via S. Bernardino 8, e con replica parziale lunedì 16 maggio presso la tenda allestita a Martignano per l’occasione è previsto il seguente Calendario di attività per i mesi di aprile e maggio. [...]


Modulo di adesione

Prima di decidere,tieni conto che

è fondamentale, dunque, avere tempo, energia e voglia di fare questo tipo di attività ed esperienza.

Perché questo è, per scelta pedagogica e organizzativa, un laboratorio assolutamente facoltativo (“la porta è sempre aperta, per entrare e per uscire”), implica cioè una libera adesione individuale che comporta però una forte assunzione di responsabilità verso il gruppo (non è come nella ordinaria attività scolastica che, se uno è assente, l’attività può proseguire normalmente. Qui, se uno manca, salta la possibilità di preparare, rielaborare e fissare una o più scene o lo spettacolo intero).

Entra in gioco la libertà. Se liberamente scelgo, tanto più desidero e do la mia piena disponibilità a fare. L’obbligo deve essere più vincolante perché viene da dentro e non da fuori di me.

da A. Savoia, "Scuola e maionese", inedito

Il buattino desaparecido

L’anno 2004-05 per l’America latina Emilio fa scolpire il legno e costruisce oggetti con le latte di pomodoro delle pizzerie. Fra questi il nostro amatissimo Buattino, il burattino fatto con le buatte, i vasi di latta.

Il Buattino dello spettacolo sull’America Latina del 2005 purtroppo non sta in un file, se non in plastica effigie, e ha fatto una brutta fine che però, come un antico sacrificio, ha messo in moto questo progetto del Ritorno. È decisamente ingombrante. Sarà alto due metri e mezzo e largo più di uno. Emilio lo assembla con filo di ferro e barre di alluminio. Prendiamo le latte in una ditta di riciclo. Sono sporche di pomodoro marcio. Le portiamo a scuola e le laviamo in cortile. Lo spunto è un passo sulla Bolivia da Le vene aperte dell’America Latina di Edoardo Galeano, che comincia così: "Qui lo stagno è un dio di latta che regna sopra gli uomini e le cose”. Dopo aver sverniciato il rosso e bianco che li decora, la latta emerge nel suo colore naturale. Sono latte grandi alte almeno trentacinque centimetri per circa venti di diametro. Emilio, mago del filo di ferro, ne modella leggermente tre per fare gli occhi e il naso e poi giù tutto il corpo che risulta ben dinoccolato. Scuotendolo dall’alto sviluppa interessanti dinamiche visive e sonore. Nello spettacolo lo caliamo dal graticcio, illuminato di verde e blu. Diventa subito l’oggetto iconico del nostro laboratorio. Una bella foto di Monica Condini apre il sito del nostro gruppo teatrale. Quando non lo usiamo più resta appeso per anni a una grande griglia sulla parete in fondo al corridoio che separa le due sale di laboratorio. Siccome però quella griglia apre un passaggio che porta non so dove, probabilmente degli operai lo staccano e lo infilano piegandolo in due sotto un tavolone nello stesso corridoio. Lì lo ritrovo quando accompagno classi o qualche collega in visita ai sotterranei. Negli ultimi anni ho fatto diverse visite guidate al seminterrato abbandonato raccontando come un reduce le nostre avventure.

A maggio 2025 la Preside in collegio docenti comunica che ha cominciato a mettere mano ai sotterranei dove negli anni si sono accumulate macerie scolastiche: banchi, cattedre, mobili, attrezzatura varia da palestre e laboratori, ecc. Ha affidato a una ditta il recupero dei metalli. Sbianco. La mattina successiva mi fiondo nel seminterrato. Sotto il tavolo il Buattino non c’è più. Salgo in presidenza e faccio presente che là sotto c’è ancora tanta roba che testimonia la nostra esperienza di tanti anni. Allarga le braccia: non ne aveva idea. Uscendo dalla presidenza mi avvicina un collega di quelli che hanno partecipato alle visite sotterranee, e mi mostra una foto. C’è un cumulo gigantesco di banchi di metallo rossi ripresi nel cortile sud della scuola. “Tu che sei esperto, sai cosa succede nel seminterrato?” Nego, ma gli chiedo di mandarmi la foto.

So che è lì in mezzo, ma non lo vedo. Gli chiedo se ha altre foto. Ne ha fatta una sola.

Tempo dopo racconto il fatto a Emilio. Mi dice che a volte i container non vengono smaltiti subito dalla ditta. Contattandola, magari si può recuperare.

Ne parlo alla preside. Le dico che questa storia mi ricorda la fine che rischia di fare Pinocchio gettato fra i burattini vecchi di Mangiafuoco da usare per accendere il focolare. Pinocchio che è stato protagonista di un nostro spettacolo in carcere nel 2014. Emilio ne ha fatto uno bellissimo con il ceppo di un melo sradicato. Le radici sono i suoi capelli.

La preside mi recupera i recapiti della ditta. Scrivo una mail onestamente più che patetica. Non ricevo risposta.


Partecipanti

Stiamo raccogliendo i nomi di tutte le persone che hanno partecipato a questo spettacolo. A breve li inseriremo. Chi sa di aver partecipato, può aiutarci compilando questo modulo. Se qualcuno non vedesse comparire il proprio nome o quello di altre persone, può segnalarcelo con un messaggio a sottoildavinci@gmail.com